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Lo shodo, l’arte della calligrafia giapponese

Lo shodo (shodō 書道, “via della scrittura”) è l’arte calligrafica giapponese. È molto più di un semplice esercizio di bella grafia: è un’espressione artistica e spirituale.

I bambini lo studiano a scuola sin da piccoli e sono molti gli adulti che continuano a praticarlo come hobby. Inoltre, lo shodo è molto utilizzato ancora oggi per scrivere biglietti d’auguri, lettere e cartigli beneauguranti di Capodanno.

Tuttavia, come per gran parte delle arti giapponesi, anche la calligrafia non è semplicemente qualcosa di estetico, ma una disciplina a cui applicarsi con impegno e dedizione costante, un vero e proprio “percorso” in cui lo spirito si eleva tramite l’affinamento di una tecnica.

Esistono maestri di calligrafia e artisti che vi si applicano con estrema dedizione e serietà, tanto che alcuni manoscritti vengono considerati delle vere e proprie opere d’arte.

Il significato di shodo

“Shodo” è una parola formata dai caratteri cinese di “scrivere” e “via”, “percorso”. Il secondo carattere è anche il “tao”, ovvero il processo di cambiamento di tutte le cose dell’universo secondo la filosofia taoista. Gran parte delle arti tradizionali giapponesi include questo carattere. Alcuni esempi? La cerimonia del tè (茶道, sadō), alcune arti marziali (judō 柔道; kendō 剣道) e la disposizione dei fiori (kadō 華道, conosciuta anche come ikebana).

Breve storia dell’arte calligrafica in Giappone

Lo shodo nacque in Cina nel 208 grazie al Primo Ministro Li Si, che standardizzò i caratteri usati per la divinazione dei gusci di tartaruga. In Giappone, tuttavia, l’arte calligrafica arrivò solo intorno al VI secolo. Inizialmente utilizzata come semplice arte decorativa, intorno all’VIII secolo, grazie anche all’affermazione del buddhismo, iniziò a essere praticata da nobili e monaci. Ono no Michikaze è considerato il fondatore dello shodo giapponese.

In epoca Heian (794-1185), con la nascita e la diffusione dei kana (仮名, caratteri fonetici usati per scrivere in giapponese), lo stile calligrafico si affinò sempre più, sino a diventare di fondamentale importanza nella vita di tutti i giorni: i membri della nobiltà, infatti, tendevano a giudicare le persone in base alla bellezza della loro grafia.

Specialmente in amore, la calligrafia era un elemento decisivo: in un’epoca in cui le donne non potevano mostrare il proprio volto agli sconosciuti, i giovani per flirtare dovevano inizialmente accontentarsi di scambiare qualche verso poetico tra le fessure dei paraventi. Se la grafia di un potenziale amante lasciava a desiderare, è molto probabile che la relazione venisse troncata senza possibilità di appello.

In seguito, lo shodo diventò uno dei passatempi preferiti dei samurai e durante il periodo Edo (1603-1867), quando il tasso di alfabetizzazione raggiunse livelli altissimi anche nei ceti più umili, l’arte calligrafica iniziò a essere praticata (e apprezzata) da sempre più persone.

Oggi i giapponesi fanno ancora estremamente attenzione a scrivere con una bella grafia… Che sia un retaggio di quando serviva per fare colpo su un potenziale amante?

La calligrafia come arte

Lo shodo è molto più che una semplice tecnica di scrittura: in Giappone viene considerato una vera e propria arte.

Il calligrafo non può limitarsi a padroneggiare le tecniche di scrittura, ma deve conoscere bene anche la storia e la filosofia dietro lo shodo e deve riuscire a veicolare i propri stati d’animo attraverso la scrittura. Si dice che i tratti del pennello di un vero maestro calligrafo contengano la sua stessa energia vitale. Il risultato che si ottiene è un simbolo portatore di un significato arricchito e reso “vivo” dalla forza e dalle emozioni di chi lo ha tracciato.

Ne consegue che lo shodo richiede in chi lo pratica un lungo processo d’introspezione filosofica e di perfezionamento di sé.

La bellezza della calligrafia giapponese risiede in questa “forza vitale” e nell’equilibrio tra le forme, nell’intensità dei tratti e nel bilanciamento dei pieni e dei vuoti sulla carta. Per questi motivi, lo shodo è stato presto annoverato fra le pratiche meditative del buddhismo zen.

Gli strumenti dello shodo

Come ogni arte che si rispetti, anche la calligrafia giapponese ha i suoi ferri del mestiere. Questi utensili in Asia vengono chiamati “i quattro tesori dello studio”, e sono:

·         Pennello (fude 筆): generalmente fatto di bambù e pelo di lupo, cavallo, scoiattolo o tasso, si divide in due varianti dette “futofude” (pennello spesso) e “hosofude” (pennello sottile). Questi pennelli sono ottimi per lasciare tratti fluidi e scorrevoli.

·         Inchiostro (sumi 墨): l’inchiostro giapponese non si ricava dalla grafite o da polveri minerali, ma dalla fuliggine ottenuta bruciando i rami di pino. In modo particolare, l’inchiostro ottenuto dai pini intorno a Nara e a Suzuka è ritenuto il più pregiato di tutto il Paese.

·         Carta giapponese (washi 和紙): si tratta di una carta resistentissima, in grado di assorbire l’inchiostro molto meglio della carta normale. Può avere diversi colori, consistenze e filigrane, ed essere ricavata da fibre di piante diverse.

·         Pietra per l’inchiostro (suzuri 硯): per ottenere l’inchiostro liquido, i calligrafi sfregano un bastoncino d’inchiostro essiccato dentro una sorta di piattino di pietra; dopodiché lo mescolano con alcune gocce d’acqua.

Esistono anche una serie di utensili aggiuntivi come ad esempio dei fermacarte che mantengono il foglio immobile mentre si scrive e un supporto rigido e liscio da mettere sotto il foglio per renderne la superficie liscia e impedire che l’inchiostro macchi la carta sottostante.

Gli stili di scrittura della calligrafia giapponese

Nel corso dei secoli, lo shodo è stato declinato secondo vari stili di scrittura. Ovviamente, ogni calligrafo ha una propria, personale grafia. Tuttavia, come per tutte le arti giapponesi, anche nello shodo è necessario apprendere prima la forma standard e solo in seguito si può sviluppare uno stile personale.

Gli stili di calligrafia giapponese più famosi e praticati oggi sono i seguenti:

·         Kaisho (楷書): è la forma di scrittura più semplice e regolare, quella che gli studenti di calligrafia apprendono per prima. Si tratta dello stile base, ma anche del più preciso e formale. L’apprendista calligrafo deve padroneggiare il kaisho alla perfezione prima di poter apprendere gli stili seguenti.

·         Gyosho (gyōsho 行書): lo stile “andante”. Si tratta di uno stile semi-corsivo, in cui il pennello traccia segni fluidi e stondati senza staccarsi quasi dal foglio. Questa forma è più originale e permette al calligrafo di esprimere al meglio il proprio stile.

·         Sosho (sōsho 草書): si tratta dello stile calligrafico più difficile da padroneggiare e da leggere. Traducibile come “scrittura d’erba”, il sosho punta a riprodurre sulla carta l’effetto del vento fra i fili d’erba. I caratteri sono modificati in modo che la scrittura formi una sorta di “ruscello” d’inchiostro che scorre senza interruzione sul foglio.

Tecniche della calligrafia giapponese

Come ogni forma d’arte, anche lo shodo ha le sue tecniche basilari che ogni apprendista deve affinare attraverso una pratica costante.

Ad esempio, il pennello può essere impugnato con la tecnica tankoho, come se fosse una matita, oppure alla maniera sokoho, nella quale va tenuto tra pollice, indice, medio e anulare. Anche la scelta della carta giusta richiede una profonda preparazione tecnica: il calligrafo deve conoscere alla perfezione tutte le caratteristiche di tutti i tipi di carta e selezionare quella che meglio si addice all’opera d’arte che ha intenzione di creare.

La tecnica più difficile da padroneggiare in assoluto, tuttavia, è il cosiddetto “mushin”: scritto con i caratteri di 無, “assenza” e 心, “cuore”, il termine indica la totale assenza di pensieri e di distrazioni interiori, uno stato spirituale e mentale particolarmente elevato che consente al calligrafo di veicolare veramente la propria energia all’interno della scrittura.

Il kanji dell’anno

Lo shodo occupa un posto importante anche nella vita collettiva dei giapponesi. Dal 1995, a dicembre di ogni anno, l’Associazione per l’Esame di Valutazione delle Competenze in Kanji Giapponesi (日本漢字検定協会) decreta il cosiddetto “kanji dell’anno”.

L’associazione chiede ai giapponesi di proporre e votare quello che secondo loro è stato il carattere cinese più rappresentativo dell’anno che sta per concludersi, e il kanji che supera tutte le selezioni viene annunciato in diretta nazionale mediante una performance di calligrafia.

Nel 2019, il kanji dell’anno è stato 令, ovvero il primo carattere dei Reiwa, il nome della nuova era Imperiale. Un altro kanji dell’anno molto famoso risale al 2011, anno del terribile terremoto del Giappone Orientale: quella volta fu scelto il carattere di 絆 (kizuna, “legame”) per indicare la rete di solidarietà creatasi in Giappone e nel resto del mondo per prestare soccorso alle vittime dello tsunami.

Non serve necessariamente conoscere il giapponese né “saper disegnare” per cimentarsi nello shodo. Per questo, se l’arte calligrafica ti incuriosisce, ti consiglio di provare una lezione in Giappone. Potresti scoprire un nuovo talento!

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Konnichiwa! Io sono Stefano e questa è la Guida Giappone di VolcanoHub, un nuovo progetto nato dal desiderio di condividere le nostre esperienze professionali e di vita con tutti gli appassionati del Sol Levante 🇯🇵