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Nihon sankei: i 3 paesaggi più belli del Giappone

In Giappone le classifiche spopolano da molto prima che impazzassero su internet.
Le serie di tre sono particolarmente apprezzate: “i tre giardini più famosi”, “le tre montagne sacre” e perfino “i tre migliori onsen nascosti” (forse non più così nascosti).

La “top 3” più famosa è però quella dei tre paesaggi (o le tre vedute) più belli e scenografici del Giappone, ovvero i Nihon sankei (日本三景): a stilarla non è stata la Lonely Planet, ma lo studioso confuciano Hayashi Shunsai, che nel 1600 percorse il Paese a piedi.

A ciascun panorama è associato un elemento naturale secondo il canone del setsugekka (雪月花), ovvero “neve, luna e fiori”.
Neve (雪): simboleggia l’inverno ed è abbinato ad Amanohashidate.
Luna (月): simboleggia l’autunno. “Ammirare la luna” (tsukimi, 月見) è infatti una tipica attività di questa stagione. È associata a Matsushima.
Fiori (花): simboleggiano la primavera, ma in questo caso sono una metafora dei colori autunnali. Sono l’elemento di Itsukushima (più nota come Miyajima, “isola di Miya”).

Tutti e tre i paesaggi sono marini. E non è un caso: il Giappone ha quasi 30.000 chilometri di coste!
Ma esploriamo, da nord a sud, queste meravigliose località nipponiche: Matsushima, Amanohashidate e Itsukushima.

Matsushima (松島)

Veduta della baia di Matsushima

Matsushima significa “isole dei pini” e si trova a pochi chilometri da Sendai, nel nord-est del Giappone.
Come suggerisce il nome, si tratta di una baia costellata da circa 260 isolotti bianchi ricoperti di pini. È ciò che rimane di una collina che si è inabissata: dall’acqua spuntano solo le cime più alte, in cui il vento e le onde hanno scolpito archi e forme elaborate. Sono così nate le isole “della rana”, “della campana” e perfino “degli occhiali”. Alcune sono poco più di scogli, ma altre sono abbastanza grandi da ospitare dei templi.

Il contrasto tra l’azzurro del mare, il verde dei pini e il bianco delle rocce aveva colpito anche il poeta Matsuo Basho, il più famoso compositore di haiku. Nel suo diario di viaggio “La stretta via verso il profondo nord” definisce Matsushima il posto più bello del Giappone.

La baia di Matsushima si può ammirare sia dall’acqua che dall’alto.
L’approccio “acquatico” permette di vedere più da vicino tutte le forme scolpite dagli elementi. Alcune isole, come Oshima e Fukuurajima, sono collegate alla terraferma con dei ponti vermigli, mentre per le altre bisogna imbarcarsi sui battelli per turisti.
Per ammirarla dall’alto ci sono 4 punti panoramici, uno per ogni direzione, ma per arrivarci servono una macchina e una piccola camminata.

Se invece vuoi goderti una bella vista senza scarpinare, magari sorseggiando un buon tè verde, ti consigliamo di fare una capatina al Kanrantei. “Kanran” significa infatti “guardare le increspature del mare”, e questa casa da tè sorge in una bella posizione panoramica. Era stato lo shogun in persona a regalarla al signore feudale Date Tadamune. In origine, però, si trovava a Kyoto. La famiglia Date l’ha spostata prima a Tokyo e poi a Matsushima. Proprio così: hanno smontato, trasportato e rimontato nello stesso identico modo l’intero edificio!
Un altro luogo interessante per ammirare la baia è il Godaido, ovvero una piccola sala-tempio (che appartiene al complesso Zuiganji del quale parleremo tra poco) ubicata su un isolotto nei pressi del molo, collegato alla terraferma da un ponticello color vermiglio. Risalente all’807, la sala ospita cinque statue che vengono mostrate al pubblico una sola volta ogni 33 anni (l’ultima fu nel 2006)! L’edificio fu ricostruito nel 1604 e, anche se ubicato in posizione vulnerabile, miracolosamente non subì particolari danni durante il terremoto e il conseguente tsunami dell’11 marzo 2011. Oggi è uno dei simboli di Matsushima.

Il tempietto Godaido, simbolo di Matsushima e punto per ammirare comodamente la baia

Nella parte più interna del paese sorge il magnifico tempio zen Zuiganji, probabilmente il tempio più interessante del Tohoku, costruito nella sua forma attuale all’inizio del Seicento. È famoso soprattutto per le pareti scorrevoli (fusuma) ricoperte di lamine d’oro e dipinte con scene stagionali. Il tempio è circondato da un suggestivo bosco di cedro (l’immancabile sugi, o Cryptomeria japonica), che però è stato parzialmente rovinato dallo tsunami del 2011. Nelle falesie accanto all’ingresso sono state ricavate delle grotte che venivano usate per riti relativi ai defunti.

Come suggerisce il classico abbinamento al “setsugekka”, la baia di Matsushima è bellissima in autunno. Da 700 anni è un posto classico in cui ammirare la luna, tanto che nel 1922 perfino Einstein ci andò a questo scopo!
L’autunno segna anche l’inizio della stagione delle ostriche, una delle specialità di Matsushima.

Amanohashidate (天橋立)

L’istmo sabbioso di Amanohashidate

Ama-no-hashi-date. È un nome quasi impossibile da ricordare, ma racchiude un significato poetico: “ponte del cielo”. Secondo la leggenda, era la scala che il dio Izanagi usava per andare a trovare la moglie Izanami sulla terra. Una volta, per errore, l’avrebbe fatta cadere, ed ecco creato uno dei tre panorami più belli del Giappone.

Per chi non crede ai miti, Amanohashidate è un istmo. È una lingua di sabbia formata dai detriti trasportati dai fiumi e modellati dalle correnti oceaniche. Un lato si affaccia sulla baia di Miyazu, l’altro è bagnato dal mare di Aso.

La bellezza di questo paesaggio sta proprio nella sua particolare conformazione: un lembo sabbioso lungo 3,5 chilometri e largo dai 20 ai 170 metri su cui crescono oltre 8.000 pini.

L’istmo si può visitare a piedi (in 45-60 minuti), in bici (20 minuti) o in barca.
Il modo migliore per godere della famosa vista, però, è da uno dei punti panoramici situati alle due estremità. Da lì, Amanohashidate sembra un drago:
• sul monte Monju (dove si trova l’Amanohashidate Viewland), a sud, si gode della “vista del drago volante” (hiryukan)
• dal parco Kasamatsu, a nord, si ammira la “vista del drago ascendente” (shoryukan)
Per vedere il drago, bisogna tassativamente mettersi nella classica posizione matanozoki, cioè chinarsi all’ingiù con la testa tra le gambe. E farsi fare la foto di rito!

La spiaggia di Amanohashidate

Curiosità: nella parte meridionale dell’istmo si trova un pozzo chiamato Isoshimizu. L’acqua dolce che contiene è persino inserita tra le 100 acque minerali più famose del Giappone. Ma come fa ad esserci dell’acqua dolce in mezzo a tanto mare? E in effetti, non è strano che tutti quei pini possano vivere lì?
Qui le divinità non c’entrano: sia il pozzo che i pini attingono a una riserva di acqua piovana che, essendo più leggera dell’acqua salata, forma uno strato separato sopra quella marina.
Attenzione, però: le autorità giapponesi sconsigliano di bere quest’acqua senza farla prima
bollire.

Itsukushima (厳島) o Miyajima (宮島)

Il torii di Miyajima al tramonto, con bassa marea

La perla delle Nihon sankei, nonché la più meridionale delle tre, è sicuramente Itsukushima, anche nota come Miyajima.
Forse il suo nome non è molto famoso, ma il suo portale shintoista (torii) rosso che sembra galleggiare sul mare è diventato un’icona del Giappone.

L’isola è un luogo sacro fin dall’antichità. Il suo nome significa “isola della venerazione” o “isola dedicata agli dei”, e il famoso santuario shintoista Itsukushimajinja (Itsukushima-jinja 厳島神社) è stato costruito sull’acqua proprio per evitare di contaminare la terra. Un tempo le persone comuni non potevano mettervi piede, e quindi raggiungevano il santuario in barca, passando sotto il torii galleggiante.
Adesso è possibile percorrerla interamente, ma ad oggi su quest’isola non si può nascere né morire e non ci sono cimiteri. Per lo shintoismo, infatti, la morte e il sangue sono impuri.

Il santuario è stato fondato circa 1500 anni fa ed è dedicato a tre divinità femminili del mare e delle tempeste. Dal 1996 è anche un sito UNESCO.
Oltre ai locali sacri, l’Itsukushimajinja ospita anche l‘unico teatro no (nō 能) sul mare.
Arrivando dall’acqua, le sue colonne rosse spiccano tra il blu delle onde e il verde della foresta e offrono uno spettacolo memorabile.
Vista la posizione, l’edificio si trova esposto a mareggiate e tifoni, ed è stato quindi ricostruito e riparato più volte nel corso dei secoli.

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Veduta della costa di Miyajima

Il fulcro dell’attenzione, ovviamente, è il torii galleggiante. Anche se vederlo fluttuare sull’acqua dà una sensazione di leggerezza, la struttura pesa ben 60 tonnellate. La parte superiore è infatti riempita di pietre e sabbia per renderla più pesante. La ragione è semplice: il torii non è parzialmente sotterrato o cementato nel fondo marino, ma si regge solo per il proprio peso.
Per renderlo più robusto, resistente all’acqua marina e agli insetti, le colonne centrali sono realizzate in legno di canfora. È stato ricostruito 8 volte, e la sua versione attuale risale al 1875.

Per godere della vista più famosa bisogna aspettare l’alta marea, quindi è meglio informarsi sugli orari. L’alta marea si ripete ogni 12,25 ore. In un giorno ce ne sono solitamente due, ma sono a orari sempre diversi.
Anche la bassa marea, però, ha qualcosa da offrire. Lo spettacolo cambia completamente e si può camminare fino al torii per ammirarlo da vicino in tutta la sua imponenza. È anche il momento in cui si può vedere la gente del posto andare in cerca di molluschi.
[ Nota: il torii al momento è avvolto da impalcature per lavori di ristrutturazione, e non sarà visibile fino almeno al 2023 ].

Alle spalle del santuario si apre il selvaggio territorio dell’isola, che fa parte del parco nazionale del mare interno di Seto (o Setonaikai).
Itsukushima è ricoperta da una foresta vergine abitata da daini e scimmie, ed è dominata dai 535 metri del monte Misen e oggi la sua cima, oltre che a piedi, si può facilmente raggiungere in funivia.

Segnaliamo infine il tempio buddhista Daishoin, fondato nell’806 dal monaco Kobo Daishi nel suo viaggio di ritorno dalla Cina. Il monaco ha anche acceso il fuoco al suo interno, che brucia ininterrottamente da allora e che è stato usato per accendere la fiamma della pace di Hiroshima.

Dal punto di vista gastronomico, le specialità dell’isola sono le ostriche e i momijimanju, dei dolci a forma di foglia d’acero e tradizionalmente ripieni di marmellata di fagioli rossi (ma anche crema, cioccolato o altre marmellate). Ne esistono anche altre versioni, tra cui quelli fritti e ripieni di formaggio.

Statuine di jizo (divinità buddhiste che proteggono i viaggiatori) nei pressi del monte Misen

E tu? Hai già trovato i tuoi tre angoli giapponesi del cuore?

E lo sai che abbiamo disegnato un itinerario studiato per ammirare non solo i tre paesaggi più celebri del Giappone ma anche per andare oltre e scoprire scenografie naturali della bellezza mozzafiato?

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